#2012

Il 2011 è stato un anno complicato, da molte e molto diverse prospettive. Lo è stato, per me, a livello personale, intimo, piccolo e marginale e pure in una dimensione più grande, pubblica, generale, politica. La seconda dimensione ce l’avete avuta sotto gli occhi come me e, molto probabilmente, l’avete vissuta sulla vostra pelle, in maniera diversa da come posso averla vissuta io quassù, nell’ovattato rimbombo dello scatafascio italiano. In questi ultimi mesi ho provato a ragionare con persone che vivono in giro per l’ Europa, italiani e non, e mi sono trovato spesso nella condizione un po’ imbarazzante di non riuscire a giustificare evidenti paradossi, contraddizioni e aspetti del nostro paese, della nostra società che rimangono inspiegabili e incomprensibili a chi vive altrove. Negli anni ho cambiato lentamente la mia opinione su molte cose, provando a seguire la pratica secondo me molto salutare di adattare le proprie convinzioni alle evidenze fattuali e non viceversa. E negli anni mi sono convinto che l’Italia necessiti fortemente di una riforma generale di sistema, che cambi per sempre alcune cose che, oggi come ieri, trovo insensate e deleterie per il progresso sano ed equilibrato di una società che ha talenti e risorse inestimabili e capacità umane che nulla hanno da invidiare al resto d’Europa. E fidatevi se ve lo dico da quassù, dalla prospettiva privilegiata di chi può guardare le cose con un minimo di sano distacco. Il 2012 sarà un anno cruciale per tutta la società italiana, un anno in cui si potrebbe finalmente cogliere l’occasione per rimettere I pensieri in fila e rimboccarsi le maniche sul serio, non solo perché qualcuno l’ha scritto su un manifesto. In questi ultimi due anni è stato difficile, per esempio, provare a spiegare ai non italiani che incontravo, il fenomeno del berlusconismo visto dall’interno. A chi mi chiedeva come facessimo noi italiani a tenerci da due decenni Berlusconi senza protestare, mi veniva sempre più difficile rispondere, soprattutto sempre meno plausibili mi sembravano le spiegazioni tipiche – il potere dei media, l’assuefazione, etc. – senza nemmeno capire perché. Poi col tempo ho elaborato una mia piccola teoria, riflettendo sulle cose che vedevo intorno a me ogni volta che mi capitava di ritornare in patria, e seppure non ho trovato risposte almeno ho timidamente accennato qualche spiegazione. Alla fine, a chiunque iniziava a prendermi in giro, a cena di fronte a un bicchiere di vino, per il fatto che „noi“ avevamo Silvio presidente, rispondevo che era molto difficile stabilire in che misura il berlusconismo fosse una causa e in che misura l’effetto di una generale involuzione della civiltà italiana e che probabilmente tutti gli ultimi trent’anni sono stati un gigantesco circolo vizioso in cui una società già di per se – per mille ragioni – dotata di deboli anticorpi civici ed etici, una società permeata a tanti livelli da un individualismo guicciardiniano e una sostanziale insofferenza verso le regole, abbia aderito all’inizio speranzosa alla promessa della „rivoluzione liberale“, perché quella promessa, per quanto basata all’inizio anche su presupposti leciti, seppure discutibili,  andava incontro proprio all’opportunismo qualunquista di tanti italiani, in qualche modo assolvendolo. Quell’adesione ha significato anche prendere consapevolezza dei propri vizi capitali e la propria ignoranza, senza più doversene vergognare, e a quella presa di consapevolezza il Berlusconi venditore ha reagito adattandovisi a sua volta, facendo media verso il basso, lusingando opportunisticamente la società, peggiorando la qualità del dibattito, polarizzando sempre più I temi della discussione, e più il dibattito scadeva e  più la società continuava in una sostanziale involuzione civile, che a sua volta influenzava la reazione della classe politica tirandola ancor più verso il basso. Berlusconi se ne è andato (quasi) ma non se ne è andato il berlusconismo e di certo la società italiana non si rialzerà magicamente da un pantano culturale e civile senza sforzarsi minimamente o firmando deleghe in bianco a demiurghi col phd. Per questo il 2012 sarà un anno fondamentale, tanto più che gli esiti di ciò che succederà nei prossimi mesi non li conosce nessuno. Però se c’è una speranza, e una speranza c’è eccome, risiede proprio nel fatto che tante persone possono lavorare insieme per mettere I pensieri in fila e stabilire alcuni fondamentali da cui ripartire. Per iniziare almeno a creare una società solidale, aperta che persegua un progresso e una crescita sostenibili, che allarghi I privilegi e garantisca pari opportunità di crearsi un futuro soprattutto per quei poveracci che sono nati dopo il 1970 la cui unica colpa è quella di aver ereditato un benessere insostenibile e farlocco e l’illusione criminale che potesse essere altrimenti. Per provarci a re-iniziare un discorso di civiltà e progresso serve l’aiuto di tutti, perché serve l’energia umana e intellettuale per ricostruire, quei fondamentali da cui ripartire. Non siete in tanti a leggere questo blog anzi, siete piuttosto pochi, a giudicare dalle statistiche di wordpress. Per la maggior parte siete persone che conosco e a cui voglio bene o conoscenti interessati a quello che scrivo o folli sociopatici maniaco-religiosi (uno solo, in realtà, buon anno anche a te, pazzoide!). Quest’anno mi son chiesto anche se ne valesse davvero la pena di tenere aperto questo spazio e mi sono deciso a rispondermi si, più per pigrizia (costava meno fatica non pensarci alle alternative) che per altro. Però poi arrivano momenti come questo in cui per forza di cose si fanno delle riflessioni più generali e  in questi momenti, riflettendoci appunto, mi viene da concludere con più determinazione che si, ne vale la pena, perché magari con queste pippe mentali riesco a dare un contributo minimo stabilire quei fondamentali di cui sopra. Magari, mi dico, riesco a convincere qualche scettico a impegnarsi un po’ di più, o ricevo in cambio per ciò che ho scritto un’idea, uno spunto, un’opportunità per alimentare quell’intelligenza collettiva che, alla fine è l’unica forza motrice che ci porterà fuori dal suddetto pantano (ottimista, oggi sono ottimista!). C’è ancora un sacco da fare e ci tocca farlo. Fatelo. Entusiasmatevi, facendolo. Stringete mani, ascoltate, portate pazienza, approfondite. Fate domande. Lo dico a voi, ma è forse una scusa per ripeterlo a me stesso. Un po’ rituale, se volete: è l’ultimo dell’anno, dopo tutto; il momento in cui si accarezza l’idea di un futuro in cui si possa migliorare. Accarezzate quell’idea, e godetene. Ve lo auguro. Buon 2012.

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